RADIKON

 

La famiglia Radikon è un nome fondamentale per il successo e la diffusione dei vini naturali italiani nel mondo. Grazie alle sperimentazioni a metà anni novanta di Stanislao (detto Stanko), i vini bianchi “macerati”, ormai ribattezzati “skin contact” oppure “orange wine” nel resto del mondo, sono diventati una realtà. Tutto parte da Oslavia, piccola frazione sulle colline del Collio, Gorizia, a pochi metri dal confine con la Slovenia. Un percorso che si evolve sempre alla ricerca di un’espressione pura del territorio: contrariamente alle mode degli anni ottanta, che richiedeva vini leggeri, vinificati in acciaio, Stanko reintroduce sulle orme della tradizione di famiglia dapprima le botti di legno e barrique, e subito dopo i grandi tini a tronco conico che diventano il marchio di fabbrica dell’azienda e dove si cominciano a effettuare lunghe macerazioni delle uve bianche: il friulano (allora chiamato tocai), il sauvignon, lo chardonnay ma soprattutto la ribolla gialla. Stanko non inventa nulla di nuovo, ma volge lo sguardo al passato, prendendo in prestito una tradizione contadina che utilizzava le lunghe macerazioni sulle bucce per proteggere i vini dall’ossidazione.

I vini di Stanko, ed ora del figlio Sasa, sono figli di un approccio radicale, sia vigna che in cantina: rifiuto di prodotti sistemici in vigna, basse rese, vendemmie manuali solo a piena maturazione. In cantina fermentazioni spontanee, nessuna filtrazione, chiarifica ed altri aggiustamenti. I Radikon sono anche tra i primi a vinificare tutte le cuvée senza nessuna aggiunta di anidride solforosa, neanche in imbottigliamento. La scelta poi di mettere i vini sul mercato dopo anni e anni di maturazione in botte, e altrettanti anni di affinamento in vetro, li rende ancora più leggendari.

Da quando Stanko Radikon ci ha lasciati, nel 2016, il mito dei suoi vini continua grazie ad una grande “squadra”: la sua famiglia di grandi viticoltori, monumenti viventi della tradizione contadina del nord est .

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